19 luglio 2018

Recensione#47 SICE Le bambole non hanno diritti - Fernando Santini


Ciao Lettori, come state? Che fate di bello? Io sento caldissimo e ho forti giramenti di testa, pressione o cervicale? Non saprei, ma questo non ferma la mia voglia di leggere. Ho terminato in pochissimo tempo un nuovo genere, per me, di romanzo,  abituata a leggere quasi esclusivamente rosa.
Oggi vi parlo di SICE Le bambole non hanno diritti di Fernando Santini, pubblicato il 31 Luglio 2016, genere giallo.

«Vedi, quella, per noi, non è una ragazzina. Per noi, e se ci pensi bene anche per te, è solo una bambola. E una bambola non ha diritti. Una bambola ha solo un dovere. Quello di far divertire il burattinaio».

Marco Gottardi, Vice Questore con un passato importante, dopo aver subito sulla sua pelle la violenza della criminalità, si rifugia a Roma a gestire un piccolo commissariato. La sua bravura non passa inosservata e così il Ministro degli Interni, gli affida il comando di una nuova unità, la SICE Squadra Investigativa Crimini Efferati, dove lui stesso può scegliere gli uomini della squadra, selezionando i migliori.
Dopo i primi giorni di quiete, la squadra, si ritrova a indagare sulla morte di un regista cinematografico, Guglielmo Pierette, avvenuta nel suo appartamento lussoso, a Roma, inscenato come un presunto suicidio e quella di un bambino, Khaled, rinvenuto alla foce del Tevere dopo essere stato tortura e serviziato.
“ «Ragazzi, credo si tratti di una brutta storia», dichiara rivolgendosi agli uomini all’interno della volante.
«Perché?» domanda un agente.
«Si tratta sicuramente di un bambino. Anche attraverso il sacco si poteva capiva che i resti non sono di un uomo. Troppo minuti, troppo piccoli…» risponde il commissario.”
I due casi sono collegati?
Due figure completamente diverse tra loro cosa posso avere in comune?
La SICE lavorerà sodo per risolvere il caso e fare giustizia soprattutto al piccolo Khaled. Durante la loro accurata indagine, troveranno, anche se non richiesto aiuto da ARCO, un organizzazione segreta che rappresenta la faccia violenta della giustizia, non tanto gradita dal Vice Questore Gottardi.
La trama si svolge tra Lecce e Roma. Infatti il piccolo sembra proprio essere sparito misteriosamente dal CIE, centro di accoglienza e smistamento  migranti  della Puglia.
Ho deciso di leggere SICE, le bambole non hanno diritti, dopo aver ricevuto una email dall’autore stesso, dove mi chiedeva se ero disposta a leggere e recensire il suo romanzo, ho accettato senza conoscerlo e senza leggere la trama  nonostante non fosse il mio genere.
Inizialmente ero entrata in confusione, le prime pagine mi sono apparse confusionare, troppi nomi da ricordare e qualche scena che non riuscivo a collegare tra loro, poi, pagina dopo pagina mi sono immersa nella lettura, divorando il libro in un solo giorno.
Ferdinando Santini scrive benissimo, la lettura è scorrevole, lineare, leggera e travolgente. I protagnisti sono descritti minuziosamente e le loro emozioni, paura, rabbia, ira, frustazione, sono state anche le mie.
«Guardami», le dice a bassa voce, ma con un tono imperioso. Lei alza il viso e lo osserva. «Ho bisogno di te. La Squadra ha bisogno di te. Quel bambino ha bisogno di te. Le vittime su cui indagheremo in futuro hanno bisogno di te. Ora non posso permetterti di piangere, ora ho bisogno che tu agisca. Ti consentirò di piangere quando avremo trovato i bastardi che lo hanno ridotto così.» «Capo, io…» «Teresa, quel bambino è morto, ma altri sono ancora in vita e noi dobbiamo salvarli.»
L’argomento trattato è tosto, forte, delicato e attuale. Lui specifica che ciò che racconta è pura finzione, ma io credo fortemente che in parte di quello che ha  “inventato” sia vero. In ogni parte del mondo, in ogni momento della giornata, cè un innocente che muore per opera di gente perversa e malata.
Ho amato particolarmente il personaggio di Marco, sempre calmo e ponderato, eccellente nel suo lavoro e fiducioso nella sua squadra. Ogni tanto, il tema rude, è stato alleggerito da qualche battuta sarcastica, che mi ha strappato un sorriso non facendomi pesare la lettura e distraendomi anche se per poco dalle atrocità che leggevo.
«Ma tu avevi proprio bisogno di questo pagliaccio?» domanda la donna rivolgendosi al vicequestore. «Sì, perché ogni re ha bisogno di un giullare.»
Sono felice di essermi spinta oltre il mio solito genere, ho molto apprezzato questo libro, mi è piaciuto molto e mi sento di consigliarlo.Credo di leggere altro di questo autore che ha senza dubbio "adottato" una nuova lettrice e ringrazio per avermi inviato una sua copia digitale gratuitamente in cambio di una recensione onesta.
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Grazie Lettore, per essere arrivato fino alla fine del post.
Baci, Alexandra 



1 commento:

  1. Come promesso, eccomi qui! :)

    Felice di condividere le tue impressioni sul libro, potrei quotare tutto quanto hai scritto. Noto che la lettura di SICE ha turbato più di una persona... È così facile dimenticare che la violenza non si esaurisce alle prime notizie del telegiornale, ma che spesso si diffonde in una rete sotterranea dove la giustizia non punta mai la sua luce.

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